Lettera aperta del Prof. Michele Pietro Ghezzo a Rita Dalla Chiesa e a Don Marco Scattolon di Spinea

Cara Rita,
Caro Don Marco,
ho prima assistito alla puntata di Forum in cui tu, Rita, ti scandalizzavi per un testamento
redatto in favore degli animali, poi ho letto sui giornali dell'Editoriale Suo, Don Marco. La mia
prima reazione era stata quella di sommergere Mediaset di fax e di venire ad una messa domenicale
a Spinea, accompagnato dai miei cani e dai numerosi gatti che accudisco. Poi, invece, ho deciso di meditare
prima di agire, e credo di aver fatto bene. Ad ambedue voglio dire che sono cattolico praticante, donatore
di sangue e di midollo osseo, nonché benefattore di varie Istituzioni Missionarie (ad esempio, sono
abbonato a Nigrizia e al Piccolo missionario - Missionari Comboniani - dal 1975).
Questo non mi preclude di essere anche uno strenuo difensore degli animali: per me, liberare dalla
sofferenza qualsiasi essere vivente, è l'atto più nobile che si possa compiere. Detto questo, credo
che talora ci si dimentichi che "due storti non fanno un dritto": perché non beneficare sia gli uomini,
sia gli animali? Il benessere degli uni non esclude quello degli altri! E la sofferenza degli uni non deve
implicare quella degli altri. Io, per non infliggere sofferenza a nessuno, sono diventato, nel 1983, vegetariano
e vivo benissimo ugualmente. Oggi sappiamo da studi scientifici che dovremmo diventarlo tutti, se vorremo aver
tutti, in futuro, da mangiare. Dirò di più: ho redatto testamento in parte in favore della Fondazione da me
presieduta, che si occuperà degli animali che ho salvato, in parte di un Ente benefico per gli umani.
E non sono certo un «giovinastro senza studi né specializzazioni»: ho una laurea, una
specializzazione e un dottorato. Caro Don Marco, cara Rita, pensate a tutte quelle persone senza parenti,
o con figli e nipoti distratti, cui gli animali danno affetto, tanto, e per i quali esse vivono e non si
lasciano morire. Perché non ricordarsi di loro, dopo morti? Ho visto troppe volte gatti o cani sfrattati
dalle mani adunche dell'erede, dall'appartamento in cui vivevano con la loro padrona, anche prima del suo
funerale. Perché, dunque, non tutelare anche questi piccoli esseri? E troppe volte mi è stato detto:
«Come? Ti occupi di animali? Ma pensa agli orfani!» da chi né di animali, né mai di orfani si è occupato.
D'altro canto, noi siamo nati proprio per testamento della nota filantropa, antiquaria e scrittrice padovana .
E poi, Don Marco, citare la Bibbia, a suffragio delle sue tesi! Su alcune sue osservazioni credo nessuno potrebbe
contestarLa, ma sulla Bibbia... Si ricorderà che, un tempo, la Chiesa ne proibiva la lettura ai non iniziati.
Essa ha subito troppe interpolazioni per essere un testo da considerare paradigmatico. D'altronde, rammenti,
tanto per citarne uno solo, il povero Galileo, condannato all'esilio coatto di Arcetri, perché, con la sua
teoria eliocentrica, contestava il noto «Fermati, o sole, su Gabaon e tu, o luna, sulla valle di
Aialon!» (Giosuè, 10, 12). Guardi, mi spiace dirGlielo, e lo faccio con tutte le preoccupazioni di un
buon cristiano, non sempre la Bibbia è attendibile. E se pur volessimo, per restare in tema, c'è pure Noè:
anche gli animali sono saliti sull'Arca, il patto ha riguardato anche loro, non solo gli uomini.
Ricorderete, passando ad altro, ne I miserabili, il vescovo Myriel, quando chiede all'ultimo povero
ricoverato in chiesa se ci sia qualcun'altro fuori, e questi risponde: «Solo i cani randagi».
E lui replica: «Ospiterei anche loro, se potessi». Bene, sarà lui ad indurre alla conversione
Jean Valjan. Solo un "buono totale" sarebbe potuto riuscirvi.
I bambini parlano del loro cane morto, Don Marco? E lei si scandalizza? Allora non facciamo loro più
vedere neppure Mary Poppins, e cancelliamo la vecchietta (anzi, spariamole!) che chiede un penny per
i passerotti che cinguettano intorno alla cattedrale ("Tutto intorno alla chiesa ascolti le voci / degli angeli
che da su / innalzano un coro e sorridon felici / se dai qualche cosa anche tu"). Ah già, forse Lei
benedice anche i cacciatori...
Animale ha in sé la radice di anima: dotato di pnèuma, soffio divino. Io non riesco a pensare a un
Paradiso senza gatti o cani. Nell'orticello del mio cuore, quando prego, in Chiesa, a casa o nel mio
Rifugio, non inorridisca, La scongiuro, Don Marco, dico qualche orazione anche per loro. Il Buon Dio,
se sbaglio, saprà a chi indirizzarle.
E il Paradiso terrestre, tanto per rimanere in tema, secondo le Sacre Scritture, come sarà, se ci arriveremo?
«E in effetti il lupo risiederà con l'agnello, e il leopardo stesso giacerà col capretto, e il vitello
e il giovane leone fornito di criniera e l'animale ingrassato, tutti insieme; e un semplice ragazzino li condurrà.
E la vacca e l'orso stessi pasceranno; i loro piccoli giaceranno insieme. E perfino il leone mangerà la paglia
proprio come il toro. E il lattante certamente giocherà sulla buca del cobra; e un bambino svezzato effettivamente
metterà la sua propria mano sull'apertura per la luce di una serpe velenosa. Non faranno danno né causeranno rovina
in tutto il mio monte santo; perché la terra sarà certamente piena della conoscenza di Geova come le acque coprono
il medesimo mare» (Isaia 11: 6-9).
Da ultimo, in chiusa, desidero inviarvi la poesia di un autore greco moderno, Nikos Dimou, da lui posta a
termine del bel volume La gatta di Corfù:
DOPO
Ci saranno anche loro?
Ci saranno anche loro, proprio tutti?
Verranno tutti, con le code ritte,
a strusciarmisi alle gambe,
a far le fusa sulle mie ginocchia?
Loro, sì, che mi mancano ogni giorno,
ci saranno anche loro?
Se c'è Dio,
e se è Bontà infinita,
a ciascuno di loro appresterà
il proprio Paradiso.
Ci saranno anche loro, tutti quanti?
Cordialmente,
Prof. Michele Pietro Ghezzo,
Presidente Fondazione Franca Melchiori Fasan-ONLUS,
Ente Giuridico per la Protezione degli Animali
